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Enrico Nesti

Dottore Commercialista  - Revisore Contabile

 


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SCADENZIARIO FISCALE

































 

      Curiosita' sul fisco, LA contabilita' e .........dintorni

  Il Paciolo e la partita doppia.

Luca PacioliFra' Luca Bartolomeo de Pacioli o anche Paciolo (Sansepolcro, c. 1445 – 1514 o 1517) è stato un religioso, presbitero e matematico italiano. Nel 1494 pubblicò a Venezia una vera e propria enciclopedia matematica, dal titolo "Summa de arithmetica, geometria, proportioni e proportionalità", scritta in volgare. In uno dei capitoli della Summa, intitolato Tractatus de computis et scripturis viene presentato per la prima volta il concetto di partita doppia (e quindi: "Dare" e "Avere", bilancio, inventario) che poi si diffuse per tutta Europa col nome di "metodo veneziano", perché usato dai mercanti di Venezia. E' ritenuto il padre della ragioneria italiana (per approfondire cliccare sul link  De Computis).

Il ritratto di attribuzione dubbia a Jacopo de' Barbari – esposto nella Pinacoteca del Museo di Capodimonte (Napoli) – rappresenta il matematico intento a spiegare uno dei teoremi di Euclide (immagine di pubblico dominio).

L'imposta sulla pece

La pece ha costituito da tempi memorabili la sostanza per eccellenza utilizzata per rendere impermiabili molti utensili (si pensi agli oggetti reperiti con l'uomo del Similaun, alle anfore romane, agli scafi delle imbarcazioni). La sostanza in questione è il prodotto di risulta di una lavorazione della resina estratta da determinate conifere (la denominazione deriva infatti dal nome latino dell'abete rosso - Picea Excelsa). L'estrazione della resina dagli alberi di pino era già in età romana un'attività economica piuttosto importante, soprattutto in Calabria e Sicilia, tanto che esisteva una sorta di tassa di concessione. Nel basso medioevo, l'imperatore Federico II, considerata l'importaznza dell'attività, istituì quella che è comunemente chiamata "la tassa sulla pece", ossia impose che venisse pagato a titolo di tassa la quinta parte (da cui deriva anche la denominazione di quintaria) di quanto i proprietari (ma anche coloro che semplicemente intraprendessero tale attività sulle pinete demaniali) ricavavano dall'estrazione della resina citata.

Le Cinte Daziarie

La realizzazione di cinte murarie, nel passato, è servita non solo allo scopo di creare delle efficaci strutture difensive ma talvolta anche per garantire il pagamento delle imposte sulle merci che entravano nella città cui erano poste tali mura.

In Toscana è nota la cinta daziaria di Livorno che fu eretta per volere di Leopoldo II nel 1834, come estensione dell'area del porto franco labronico alle aree esterne all'antica città fortificata. La desicione di estendere l'area di porto franco aveva lo scopo di soddisfare due esigenze: da un lato porta san Marcoaccogliere le richieste dei commercianti, che vedevano nell'estensione delle aree soggette al cosiddetto benefizio libero un importante ritorno dal punto di vista economico; dall'altro lato la nuova cinta muraria avrebbe limitato il fenomeno del contrabbando, a cui ricorrevano le attività industriali fuori dalle mura per l'approvvigionamento di materie provenienti dall'area franca Il progetto comportò la realizzazione di imponenti opere, con la creazione di ben cinque nuove porte di accesso e l'edificazione di un perimetro murario che originariamente si estendeva per circa 8 chilometri intorno alla città. Oggi, delle sue cinque porte, a causa delle esigenze di sviluppo della città, dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e nel dopoguerra l'incuria e l'abbandono, rimangono la Porta San Marco (in foto) e la Porta Florentina, oltre alla Barriera Margherita, costruita in un successivo ampliamento della cinta. 

Fuori dall'Italia, senza dubbio per l'imponenza dell'opera, è famosa la cinta daziaria di Parigi che fu eretta alla vigilia della rivoluzione tra il 1785 e il 1788 ed è stata una delle sette successive cinte murarie della città (la penultima). Al contrario delle precedenti, non era destinata ad  assicurare la difesa della capitale francese, ma a garantire il pagamento all'appaltatore delle imposte del dazio imposto sulle merci che entravano in città. La cinta daziaria era lunga 24 chilometri, costituita da un muro continuo interrotto solo dalla Senna e alto 10 piedi (circa 3,24 metri) e dotato di ben 61  posti di guardia che si chiamavano barriere, e per la maggior parte erano attrezzati con edifici (uffici daziari), che erano stati battezzati "propilei" dal loro inventore, l'architetto Claude Nicolas Ledoux.

Imposta sul fuoco

Il c.d. "foatico" era un imposta introdotta nel 1263 da Carlo I d'Angiò nel Regno di Napoli e trovava applicazione a livello comunale su ciascun fuoco, cioè su ciascuna abitazione di un gruppo familiare o su ciascun fumante se l'abitazione comprendeva più gruppi familiari. L'imposta venne, in un  primo momento, abolita nel 1923 con regio decreto, ma le grandi difficoltà che i comuni ebbero dal mancato gettito, indusse a reintrodurla nel 1924 con la denominazione di "imposta di famiglia". Solo con la riforma tributaria del 1974 l'imposta venne definitivamente soppressa.

Francesco Datini inventore della cambiale?

Francesco Datini (Prato, 1335 - 16 agosto 1410) "Figlio di un oste, iniziò a lavorare giovanissimo e si arricchì col commercio della lana verso Roma ed Avignone. Tornato a Prato, sviluppò ulteriormente la sua attività commerciale fino a diventare figura di spicco a livello internazionale; gli è attribuita l'invenzione della cambiale". La sua importanza è legata al rinvenimento durante i lavori di ristrutturazione del suo palazzo a Prato di un completo archivio di registri e corrispondenze in volgare che illustrano l'attività mercantile nella Toscana (ed Europa) di fine '300. A causa del notevole numero di lettere di cambio presente  in tale archivio, egli è generalmente ritenuto l'inventore dell'assegno. Sebbene, infatti, sia indicato impropriamente da molti come l'nventore della cambiale, secondo alcuni studiosi del periodo storico in cui visse, risulterebbe invece più corretto riconoscergli un largo uso, unico per l'epoca e quindi moderno, della lettera di cambio, piuttosto che attribuirgliene l'invenzione vera e propria.  A questo proposito, molti ritengono che la lettera di cambio fosse l'antenata della cambiale, e da ciò sarebbe riconducibile la paternità del Datini. In realtà la lettera di cambio permetteva al possessore di ricevere,  presso una banca designata sulla stessa, l'equivalente della somma indicata nella lettera. Tale funzione, come noto in tecnica bancaria, si addice più propriamente ad un assegno (ritratto attribuito a Ludovico Buti - 1588 - Palazzo comunale - Prato).

Tassa sul carcere

Un recente progetto di legge americano ha proposto l'introduzione della cosiddetta "Tassa Madoff", dal nome del ricco finanziere condannato a 150 anni di reclusione per truffa. Conti alla mano, infatti, la "pena" al truffaldino finanziere se fosse scontata per intero costerebbe alla collettività circa 32mila dollari. Considerata la numerosa popolazione carceraria, è stato pensato di introdurre un apposito tributo, equamente commisurato alla capacità contributiva del condannato: chi ha un reddito superiore a 400 mila dollari, dovrà far fronte da solo alle spese di "vitto e alloggio" presso la casa circondariale e non pesare sulle tasche dei contribuenti; chi ha redditi sotto i 20 mila dollari potrà avere il soggiorno gratis.

Fiscal dog. L'Italia però già l'aveva.

Se siete convinti di essere tartassati cosa dovrebbero dire i propritari di cani americani? Il governatore dello Stato del Massachusetts, Deval Patrick, ha introdotto la c.d. “Toby tax”, la tassa di proprietà sui cani, così battezzata dal nome del cucciolo di labrador del governatore, il cui scopo sarebbe di finanziare il piano di sterilizzazione voluto dalle autorità per limitare il randagismo. Il balzello fiscale non è una novità. Infatti, in Italia, nel 1918 con regio decreto n. 1393 divenuto obbligatorio in tutti i comuni con il decreto n. 1175 del 1931, venne istituita la c.d. "imposta sui cani". Chiunque era possessore, custode, o comunque detentore di cani, era obbligato a farne denuncia all'ufficio municipale entro cinque giorni dall'inizio del possesso o della detenzione. Tale denuncia era obbligatoria anche per i cani non soggetti all'imposta. All'atto della denunzia i possessori o detentori dei cani ricevevano una piastrina metallica recante l'anno di iscrizione ed il numero progressivo. Il colore della piastrina variava a seconda della tipologia di cane soggetto all'imposta. L'imposta è stata definitivamente abrogata con la riforma tributaria del 1974.

Tassa sul macinato.

La tassa sul macinato, nota comunemente come imposta sulla macinazione del grano e dei cereali in genere, fu un'imposta indiretta, ideata da Quintino Sella, al fine di risanare le finanze pubbliche  del giovane Regno d’Italia, stretto tra l’esigenza di ridurre il deficit statale, appesantito dai costi delle guerre di indipendenza e dal brigantaggio, e la necessità di fronteggiare la crisi economica. Entrò in vigore il 1° gennaio 1869 e provocò immediatamente dimostrazioni, disordini, saccheggi e incendi dal Nord al Sud della penisola a tal punto che il Senato fu costretto ad affidare pieni poteri al generale Cadorna per la repressione delle rivolte popolari insorte. Le cronache dell'epoca parlano di 250 morti e più di un migliaio di feriti.

L’imposta indiretta, ai fini del prelievo, gravava tanto sul mugnaio quanto sul contadino. In particolare, per il mugnaio il calcolo dell’imposta assumeva come valore di riferimento i giri del contatore installato sulla macina, mentre per il contadino l’imposta era commisurata al peso del grano. La legge istitutiva dell’imposta prevedeva infatti l’utilizzo di un apposito “contatore” di giri, che, a causa di ritardi nell’installazione, venne sostituito in alcuni casi anche da una apposita “bolletta” rilasciata dal mugnaio. Al mugnaio venne quindi attribuito un vero e proprio ruolo di esazione che, nell’uno e nell’altro caso, i mugnai si trovarono a svolgere loro malgrado e che fu al centro di vivaci proteste. Infatti, il prelievo fiscale sul sacco di grano, portato dal contadino al mulino, era di duplice natura. Una parte era riscossa dal mugnaio a titolo di “molenda” (il prezzo che veniva pagato per trasformare il grano in farina) e un’altra parte era il frutto del prelievo effettuato dal mugnaio nella veste di esattore governativo come corrispettivo dell’imposta sul macinato. La misura della tassa variava a seconda del tipo di cereale, ed era commisurata a ogni quintale macinato:

  • Castagne - Tassa di cinquanta centesimi per ogni quintale macinato;
  • Segale - Tassa di una lira per ogni quintale macinato;
  • Granoturco - Tassa di una lira per ogni quintale macinato;
  • Avena - Tassa di una lira e venti centesimi per ogni quintale macinato;
  • Grano - Tassa di due lire per ogni quintale macinato.

La tassa sul macinato era dovuta anche sull'importazione di cereali dall'estero, nella forma di una sovrattassa del 20%, che si sovrapponeva ai dazi doganali già normalmente applicati.

L’imposta, una volta conseguito l’obiettivo finanziario, durò più del previsto e, dopo una prima riduzione nel 1880, fu soppressa definitivamente nel 1884 sotto il ministero Cairoli-Depretis.

 Sisto V, le tasse e il detto romanesco.

Papa Sisto V fu pontefice per soli cinque anni (1585-1590) ma nella storia è ricordato per essere stato un papa sevSisto Vero e autoritario che cercò subito appena eletto di eliminare il malcostume, la corruzione e il brigantaggio che avevano raggiunto limiti non più tollerabili, nella Roma di fine cinquecento. Viene inoltre ricordato per le numerose e grandi opere urbanistiche intraprese per modernizzare Roma (il completamento della cupola di San Pietro; la loggia di Sisto a San Giovanni in Laterano; le aggiunte e le riparazioni al Palazzo del Quirinale, al Laterano e al Vaticano; l'erezione di quattro obelischi, compreso quello in Piazza San Pietro; l'apertura di sei strade; il restauro dell'acquedotto di Settimio Severo ("Acqua Felice"). Sisto V tuttavia è legato alla "vulgata" romana per un fatto più curioso. A seguito della riforma delle cinque tasse, non fidandosi dei funzionari locali, il papa reclutò come esattori suoi fidati compaesani marchigiani per andare a bussare alle porte dei romani. Nacque per tale motivo il detto dei romani: « mejo 'n morto dentro casa cchè 'n marchisciano fori daa porta. » secondo cui trovarsi un marchigiano alla porta è come avere un esattore alle calcagna.

L'imposta sui domestici

Il regio decreto n. 322 del 28 giugno 1866 aveva istituito un tributo che colpiva chiunque teneva al servizio, suo o della propria famiglia, domestici dell'uno e dell'altro sesso. L'imposta doveva essere pagata annualmente ed era progressiva, in base al numero dei domestici. Il tributo era dovuto nel comune in cui il contribuente dimorava abitualmente secondo la seguente misura massima (art. 151):

  • per una domestica: Lire 25;

  • per una seconda domestica: Lire 50;

  • per ogni domestica in più: Lire 50:

  • per un domestico: Lire 75:

  • per un secondo domestico: Lire 125;

  • per un domestico in più, oltre i due primi: Lire 200

 L'imposta venne definitivamente abrogata con la riforma tributaria del 1974.

Sareste disposti a mettervi nudi per pagare meno tasse?

Lady Godiva, o Godgifu (990 – 10 settembre 1067), era una nobildonna anglosassone d'Inghilterra, moglie del conte Leofrico di Coventry. Secondo la leggenda popolare, la bella Lady Godiva prese le parti della popolazione di Lady GodivaCoventry, che stava soffrendo per le tasse oppressive imposte da suo marito. Lady Godiva gli chiese più volte di toglierle, ma il marito rifiutò sempre. Stanco delle sue suppliche, le disse che avrebbe dato ascolto alla sua richiesta solo se avesse cavalcato nuda nelle vie della città. Lady Godiva lo prese alla lettera e, dopo la pubblicazione del proclama dove si raccomandava a tutte le persone di mantenere chiuse porte e finestre, cavalcò in Coventry, coperta soltanto dai suoi lunghi capelli. Soltanto una persona nella città, un sarto di nome Peeping Tom, disobbedì al proclama, facendo un foro in una persiana per poterne vedere il passaggio. La visione della contessa Godiva, secondo la leggenda, lo impressionò a tal punto da farlo divenire cieco e da allora, per tradizione popolare, divenne invalso l'uso dell'appellativo inglese "Peeping Tom", equivalente in italiano di "guardone". Le gesta della contessa, tuttavia, alla fine costrinsero il marito a mantenere la sua parola abolendo le tasse onerose.
(Ritratto della contessa risalente al 1892 per opera di Edmund Blair Leighton
- Il significato del nome anglosassone Godgifu, da cui deriva la versione latinizzata Godiva, è regalo di Dio).

Tassa sul celibato

L'imposta sul celibato fu istituita il 13 febbraio 1927, durante il periodo fascista, e si applicava ai celibi di età compresa tra i 25  e 65 anni, allo scopo di favorire il matrimonio e quindi incrementare le nascite, presupposto per incrementare la popolazione sia a fini di grandezza nazionale sia ai fini di creare un esercito il più numeroso possibile. L'imposta si componeva da:

- un contributo fisso che variava a seconda dell’età (partiva da 70 lire per le fasce più giovani - tra i 25 e i 35 - salendo poi a 100 se fino a 50 anni, per poi abbassarsi se si superava tale età a 50 lire. Dai 66 anni si veniva esentati da tale pagamento;

- un' aliquota aggiuntiva che variava a seconda del reddito del soggetto.

L’importo incassato da tale imposta veniva devoluto all'Opera Nazionale Maternità e Infanzia. Venne in seguito abolita dal Governo Badoglio il 27 luglio 1943.

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