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Curiosita'
sul fisco, LA contabilita' e .........dintorni
Il Paciolo e la partita doppia.
Fra' Luca Bartolomeo de Pacioli
o anche Paciolo
(Sansepolcro, c. 1445 – 1514 o 1517) è stato un religioso, presbitero e
matematico italiano.
Nel 1494 pubblicò a Venezia una vera e propria
enciclopedia matematica, dal titolo "Summa
de arithmetica, geometria, proportioni e proportionalità",
scritta in volgare. In uno dei capitoli della
Summa, intitolato
Tractatus de
computis et
scripturis viene presentato per la
prima volta il concetto di partita doppia (e quindi:
"Dare" e "Avere", bilancio, inventario) che poi si diffuse per tutta
Europa col nome di "metodo veneziano", perché usato dai mercanti di
Venezia. E' ritenuto il padre della ragioneria italiana (per approfondire
cliccare sul link De Computis).
Il ritratto di
attribuzione dubbia a
Jacopo de' Barbari
– esposto nella Pinacoteca del Museo di Capodimonte (Napoli)
– rappresenta il matematico intento a spiegare uno dei
teoremi di Euclide (immagine
di pubblico dominio).
L'imposta sulla pece
La pece ha costituito da tempi memorabili la sostanza per eccellenza
utilizzata per rendere impermiabili molti utensili (si pensi agli
oggetti reperiti con l'uomo del Similaun, alle anfore romane, agli scafi
delle imbarcazioni). La sostanza in questione è il prodotto di risulta
di una lavorazione della resina estratta da determinate conifere (la
denominazione deriva infatti dal nome latino dell'abete rosso - Picea
Excelsa). L'estrazione della resina dagli alberi di pino era già in età
romana un'attività economica piuttosto importante, soprattutto in
Calabria e Sicilia, tanto che esisteva una sorta di tassa di concessione.
Nel basso medioevo, l'imperatore Federico II, considerata
l'importaznza dell'attività, istituì quella che è comunemente chiamata
"la tassa sulla pece", ossia impose che venisse pagato a titolo di tassa
la quinta parte (da cui deriva anche la denominazione di quintaria)
di quanto i proprietari (ma anche coloro che semplicemente
intraprendessero tale attività sulle pinete demaniali) ricavavano
dall'estrazione della resina citata.
Le Cinte Daziarie
La realizzazione di cinte
murarie, nel passato, è servita non solo allo scopo di creare delle
efficaci strutture difensive ma talvolta anche per garantire il
pagamento delle imposte sulle merci che entravano nella città cui erano
poste tali mura.
In Toscana è nota la
cinta daziaria di Livorno che fu eretta per volere di Leopoldo
II nel 1834, come estensione dell'area del porto franco labronico alle
aree esterne all'antica città fortificata. La desicione di estendere
l'area di porto franco aveva lo scopo di soddisfare due esigenze: da un
lato
accogliere
le richieste dei commercianti, che vedevano nell'estensione delle aree
soggette al cosiddetto benefizio libero un importante ritorno dal
punto di vista economico; dall'altro lato la nuova cinta muraria avrebbe
limitato il fenomeno del contrabbando, a cui ricorrevano le attività
industriali fuori dalle mura per l'approvvigionamento di materie
provenienti dall'area franca Il progetto comportò la realizzazione di
imponenti opere, con la creazione di ben cinque nuove porte di accesso e
l'edificazione di un perimetro murario che originariamente si estendeva
per circa 8 chilometri intorno alla città. Oggi, delle sue cinque porte,
a causa delle esigenze di sviluppo della città, dei bombardamenti della
seconda guerra mondiale e nel dopoguerra l'incuria e l'abbandono,
rimangono la Porta San Marco (in foto) e la Porta Florentina,
oltre alla Barriera Margherita, costruita in un successivo ampliamento
della cinta.
Fuori dall'Italia, senza dubbio per l'imponenza dell'opera, è famosa la
cinta daziaria di Parigi che fu eretta alla vigilia
della rivoluzione tra il 1785 e il 1788 ed è stata una delle sette
successive cinte murarie della città (la penultima).
Al contrario delle
precedenti, non era destinata ad assicurare la difesa della capitale
francese, ma a garantire il pagamento all'appaltatore delle imposte del
dazio imposto sulle merci che entravano in città. La cinta daziaria era
lunga 24 chilometri, costituita da un muro continuo interrotto solo
dalla Senna e alto 10 piedi (circa 3,24 metri) e dotato di ben 61
posti di guardia che si chiamavano barriere, e per la maggior
parte erano attrezzati con edifici (uffici daziari), che erano stati
battezzati "propilei" dal loro inventore, l'architetto Claude Nicolas
Ledoux.
Imposta sul fuoco
Il c.d. "foatico" era un imposta introdotta nel 1263 da Carlo I d'Angiò
nel Regno di Napoli e trovava applicazione a livello comunale su ciascun
fuoco, cioè su ciascuna abitazione di un gruppo familiare o su ciascun
fumante se l'abitazione comprendeva più gruppi familiari. L'imposta
venne, in un primo momento, abolita nel 1923 con regio decreto, ma
le grandi difficoltà che i comuni ebbero dal mancato gettito, indusse a
reintrodurla nel 1924 con la denominazione di "imposta di famiglia".
Solo con la riforma tributaria del 1974 l'imposta venne definitivamente
soppressa.
Francesco Datini inventore della cambiale?
Francesco
Datini (Prato, 1335 - 16 agosto 1410) "Figlio di un oste, iniziò a
lavorare giovanissimo e si arricchì col commercio della lana verso Roma
ed Avignone. Tornato a Prato, sviluppò ulteriormente la sua attività
commerciale fino a diventare figura di spicco a livello internazionale;
gli è attribuita l'invenzione della cambiale". La sua importanza è
legata al rinvenimento durante i lavori di ristrutturazione del suo
palazzo a Prato di un completo
archivio di registri e corrispondenze
in volgare che illustrano l'attività mercantile nella Toscana (ed Europa)
di fine '300. A causa del notevole numero di lettere di cambio presente
in tale archivio, egli è
generalmente ritenuto l'inventore dell'assegno.
Sebbene, infatti, sia indicato impropriamente da
molti come l'nventore della cambiale, secondo alcuni studiosi del
periodo storico in cui visse, risulterebbe invece più corretto
riconoscergli un largo uso, unico per l'epoca e quindi moderno, della
lettera di cambio, piuttosto che attribuirgliene l'invenzione vera e
propria. A questo proposito, molti ritengono che la lettera
di cambio fosse l'antenata della cambiale, e da ciò sarebbe
riconducibile la paternità del Datini. In realtà la lettera di cambio
permetteva al possessore di ricevere, presso una banca designata
sulla stessa, l'equivalente della somma indicata nella lettera. Tale
funzione, come noto in tecnica bancaria, si addice più propriamente ad
un assegno (ritratto attribuito a Ludovico Buti - 1588 - Palazzo
comunale - Prato).
Tassa sul carcere
Un recente progetto di legge americano ha proposto l'introduzione della
cosiddetta "Tassa Madoff", dal nome del ricco finanziere
condannato a 150 anni di reclusione per truffa. Conti alla mano, infatti,
la "pena" al truffaldino finanziere se fosse scontata per intero
costerebbe alla collettività circa 32mila dollari. Considerata la
numerosa popolazione carceraria, è stato pensato di introdurre un
apposito tributo, equamente commisurato alla capacità contributiva del
condannato: chi ha un reddito superiore a 400 mila dollari, dovrà far
fronte da solo alle spese di "vitto e alloggio" presso la casa
circondariale e non pesare sulle tasche dei contribuenti; chi ha redditi
sotto i 20 mila dollari potrà avere il soggiorno gratis.
Fiscal dog. L'Italia però già l'aveva.
Se siete convinti di essere tartassati cosa dovrebbero dire i propritari
di cani americani? Il governatore dello Stato del Massachusetts, Deval
Patrick, ha introdotto la c.d. “Toby tax”, la tassa di proprietà sui
cani, così battezzata dal nome del cucciolo di labrador del governatore,
il cui scopo sarebbe di finanziare il piano di sterilizzazione voluto
dalle autorità per limitare il randagismo. Il balzello fiscale non è una
novità. Infatti, in Italia, nel 1918 con regio decreto n. 1393 divenuto
obbligatorio in tutti i comuni con il decreto n. 1175 del 1931, venne
istituita la c.d. "imposta sui cani". Chiunque era possessore, custode,
o comunque detentore di cani, era obbligato a farne denuncia all'ufficio
municipale entro cinque giorni dall'inizio del possesso o della
detenzione. Tale denuncia era obbligatoria anche per i cani non soggetti
all'imposta. All'atto della denunzia i possessori o detentori dei cani
ricevevano una piastrina metallica recante l'anno di iscrizione ed il
numero progressivo. Il colore della piastrina variava a seconda della
tipologia di cane soggetto all'imposta. L'imposta è stata
definitivamente abrogata con la riforma tributaria del 1974.
Tassa sul macinato.
La tassa sul macinato, nota comunemente come imposta sulla macinazione
del grano e dei cereali in genere, fu un'imposta indiretta, ideata da
Quintino Sella, al fine di risanare le finanze pubbliche del
giovane Regno d’Italia, stretto tra l’esigenza di ridurre il deficit
statale, appesantito dai costi delle guerre di indipendenza e dal
brigantaggio, e la necessità di fronteggiare la crisi economica. Entrò
in vigore il 1° gennaio 1869 e provocò immediatamente dimostrazioni,
disordini, saccheggi e incendi dal Nord al Sud della penisola a tal
punto che il Senato fu costretto ad affidare pieni poteri al generale
Cadorna per la repressione delle rivolte popolari insorte. Le cronache
dell'epoca parlano di 250 morti e più di un migliaio di feriti.
L’imposta indiretta, ai fini del prelievo, gravava tanto sul mugnaio
quanto sul contadino. In particolare, per il mugnaio il calcolo
dell’imposta assumeva come valore di riferimento i giri del contatore
installato sulla macina, mentre per il contadino l’imposta era
commisurata al peso del grano. La legge istitutiva dell’imposta
prevedeva infatti l’utilizzo di un apposito “contatore” di giri, che, a
causa di ritardi nell’installazione, venne sostituito in alcuni casi
anche da una apposita “bolletta” rilasciata dal mugnaio. Al mugnaio
venne quindi attribuito un vero e proprio ruolo di esazione che,
nell’uno e nell’altro caso, i mugnai si trovarono a svolgere loro
malgrado e che fu al centro di vivaci proteste. Infatti, il prelievo
fiscale sul sacco di grano, portato dal contadino al mulino, era di
duplice natura. Una parte era riscossa dal mugnaio a titolo di “molenda”
(il prezzo che veniva pagato per trasformare il grano in farina) e
un’altra parte era il frutto del prelievo effettuato dal mugnaio nella
veste di esattore governativo come corrispettivo dell’imposta sul
macinato. La misura della tassa variava a seconda del tipo di cereale,
ed era commisurata a ogni quintale macinato:
- Castagne - Tassa di
cinquanta centesimi per ogni quintale macinato;
- Segale - Tassa di una lira
per ogni quintale macinato;
- Granoturco - Tassa di una
lira per ogni quintale macinato;
- Avena - Tassa di una lira e
venti centesimi per ogni quintale macinato;
- Grano - Tassa di due lire
per ogni quintale macinato.
La tassa sul macinato era dovuta
anche sull'importazione di cereali dall'estero, nella forma di una
sovrattassa del 20%, che si sovrapponeva ai dazi doganali già
normalmente applicati.
L’imposta, una volta conseguito
l’obiettivo finanziario, durò più del previsto e, dopo una prima
riduzione nel 1880, fu soppressa definitivamente nel 1884 sotto il
ministero Cairoli-Depretis.
Sisto
V, le tasse e il detto romanesco.
Papa Sisto V fu pontefice per
soli cinque anni (1585-1590) ma nella storia è ricordato per essere
stato un papa sev ero
e autoritario che cercò subito appena eletto di eliminare il malcostume,
la corruzione e il brigantaggio che avevano raggiunto limiti non più
tollerabili, nella Roma di fine cinquecento. Viene inoltre ricordato per
le numerose e grandi opere urbanistiche intraprese per modernizzare Roma
(il completamento della cupola di San Pietro; la loggia di Sisto a San
Giovanni in Laterano; le aggiunte e le riparazioni al Palazzo del
Quirinale, al Laterano e al Vaticano; l'erezione di quattro obelischi,
compreso quello in Piazza San Pietro; l'apertura di sei strade; il
restauro dell'acquedotto di Settimio Severo ("Acqua Felice"). Sisto V
tuttavia è legato alla "vulgata" romana per un fatto più curioso. A
seguito della riforma delle cinque tasse, non fidandosi
dei funzionari locali, il papa reclutò come esattori suoi fidati
compaesani marchigiani per andare a bussare alle porte dei romani.
Nacque per tale motivo il detto dei romani:
« mejo 'n morto
dentro casa cchè 'n marchisciano fori daa porta. » secondo cui
trovarsi un marchigiano alla porta è come avere un esattore alle
calcagna.
L'imposta sui
domestici
Il regio decreto n. 322 del 28
giugno 1866 aveva istituito un tributo che colpiva chiunque teneva al
servizio, suo o della propria famiglia, domestici dell'uno e dell'altro
sesso. L'imposta doveva essere pagata annualmente ed era progressiva, in
base al numero dei domestici. Il tributo era dovuto nel comune in cui il
contribuente dimorava abitualmente secondo la seguente misura massima
(art. 151):
-
per una domestica: Lire 25;
-
per una seconda domestica:
Lire 50;
-
per ogni domestica in più:
Lire 50:
-
per un domestico: Lire 75:
-
per un secondo domestico:
Lire 125;
-
per un domestico in più,
oltre i due primi: Lire 200
L'imposta venne definitivamente abrogata con la
riforma tributaria del 1974.
Sareste disposti a mettervi nudi per pagare meno tasse?
Lady Godiva, o Godgifu (990 – 10 settembre
1067), era una
nobildonna
anglosassone d'Inghilterra,
moglie del
conte Leofrico di
Coventry. Secondo la leggenda popolare, la bella Lady Godiva prese le
parti della popolazione di
Coventry,
che stava soffrendo per le tasse oppressive imposte da suo marito. Lady
Godiva gli chiese più volte di toglierle, ma il marito rifiutò sempre.
Stanco delle sue suppliche, le disse che avrebbe dato ascolto alla sua
richiesta solo se avesse cavalcato nuda nelle vie della città. Lady
Godiva lo prese alla lettera e, dopo la pubblicazione del proclama dove
si raccomandava a tutte le persone di mantenere chiuse porte e finestre,
cavalcò in Coventry, coperta soltanto dai suoi lunghi capelli. Soltanto
una persona nella città, un sarto di nome Peeping Tom, disobbedì al
proclama, facendo un foro in una persiana per poterne vedere il
passaggio. La visione della contessa Godiva, secondo la leggenda, lo
impressionò a tal punto da farlo divenire cieco e da allora, per
tradizione popolare, divenne invalso l'uso dell'appellativo inglese
"Peeping Tom", equivalente in italiano di "guardone". Le gesta
della contessa, tuttavia, alla fine costrinsero il marito a mantenere la
sua parola abolendo le tasse onerose.
(Ritratto della contessa risalente al 1892 per opera di Edmund Blair
Leighton - Il significato del nome
anglosassone Godgifu, da cui deriva la versione latinizzata Godiva, è
regalo di Dio).
Tassa sul celibato
L'imposta sul celibato fu istituita il 13 febbraio 1927, durante il
periodo fascista, e si applicava ai celibi di età compresa tra i 25
e 65 anni, allo scopo di favorire il matrimonio e quindi incrementare le
nascite, presupposto per incrementare la popolazione sia a fini di
grandezza nazionale sia ai fini di creare un esercito il più numeroso
possibile. L'imposta si componeva da:
- un contributo fisso che variava a seconda
dell’età (partiva da 70 lire per le fasce più giovani - tra i 25 e i 35
- salendo poi a 100 se fino a 50 anni, per poi abbassarsi se si superava
tale età a 50 lire. Dai 66 anni si veniva esentati da tale pagamento;
- un'
aliquota aggiuntiva che variava a
seconda del reddito del soggetto.
L’importo
incassato da tale imposta veniva devoluto all'Opera
Nazionale Maternità e Infanzia. Venne
in seguito abolita dal
Governo Badoglio
il
27 luglio
1943.
Ogni diritto di riproduzione è riservato
- NOTE LEGALI
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